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138. PANIA DELLA CROCE 1859 m .
 
È la regina delle Apuane.
La cima più famosa e frequentata, dalle linee anche eleganti se vista da mezzogiorno. Considerata a sé, ha pressoché forma di cono, rotto e solcato soprattutto a ponente, e culmina con una breve cresta pianeggiante sulla quale si riconoscono: all'estremità S la quota principale, una vicina Antecima N di poco più bassa, una Spalla settentrionale sui 1800 m e al disotto di questa una piccola insellatura detta il Callare, dopodiché la cresta prosegue verso la q. 1750 e il Pizzo delle Saette.
Dalla cima e dalla Spalla settentrionale partono due brevi creste E racchiudenti un alto circo detto Vallone dell'Inferno, le cui acque defluiscono a S verso Fornovolasco. La cresta E della Spalla settentrionale, abbassatasi alla Focetta del Puntone 1611 m, prosegue con il rilievo scistoso dell'Uomo Morto e poi fino alla Pania Secca. I ripidissimi pendii nord-orientali della Spalla settentrionale confluiscono nel profondo solco di Borra di Canala. Non vi sono sulla Pania della Croce importanti vie di arrampicata, essendo i suoi versanti per lo più misti di rocce ed erba, poco invitanti per lo scalatore. Interesse alpinistico si ritrova piuttosto nella stagione invernale e in questa veste la montagna è giustamente famosa e frequentata.
La Pania della Croce era conosciuta e forse venne salita in antico. Dante la ricorda nel XXXII canto dell'inferno. Il botanico Bacone la visitò nel 1600; P. A. Vallisneri e lo Ximenes nonché P. A. Micheli nella prima metà del 1700. Federico Augusto di Sassonia vi si fa accompagnare dal Simi nel 1853, la tenta Utterson Kelso nel 1871, la sale nel 1883 D. W. Fresh­field con F. Devouassoud (Guida delle Alpi Apuane di Bozano, Quèsta e Rovereto, 1922).
La prima asc. inv. è di A. Berlingeri, G. Canevari, L. Cassini, G. Pastorino, F. Podestà e P. Veronese, accompagnati da E. e G. Vangelisti e B. Ancilotti, il 5 febbraio 1881 .
 
138 a) Via normale dal Rif. Del Freo (versante Ovest-Nord-Ovest e cresta Nord).
 
Un sent. risale il versante, alto c. 600 m e invaso da colate di detriti, giungendo fino alla vetta. È l'itinerario di gran lunga più frequentato delle Apuane. È molto bello in veste invernale, perché l'innevamento è in genere abbondante e l'esposizione permette di trovare neve dura al mattino anche in primavera; è accessibile a chiunque, solo che sia convenientemente equipaggiato, ma con neve ghiacciata può divenire pericoloso per i poco esperti, che sovente purtroppo ci si avventurano (siano di monito le molte disgrazie, alcune mortali che avvengono di frequente). Segn. 126 fino alla Spalla settentrionale.
 
Dalla FOCE Dl MOSCETA 1170 m (v. 137 e XX) si sale diagonalmente verso sinistra, per poi attingere con alcune svolte un colletto erboso sul crinale O (le Gorfigliette 1450 m .).
 
Altro sentieretto sale direttamente al colletto per il crinale. Si continua in leggera obliqua sinistra verso un tratto più erto e rotto, che si supera per un breve canale svasato, quindi si procede più decisamente verso sinistra per più dolci pendii (il Tavolino), sotto i quali stanno salti rocciosi. La pendenza si va man mano accentuando e si sbocca sulla cresta sommitale, a un colletto o Callare tra la Pania e la q. 1750, donde bella è la vista sulla Borra di Canala. Per erto pendio (attenzione in inverno) si perviene alla Spalla settentrionale (o Collo della Pania) e per la cresta sommitale, facile e panoramica, all'Antecima N e alla vetta, dove sorge una gran croce. Ore 1.45.
 
138 aa) Variante Nord.
Molto interessante nella stagione invernale (è detta Via Pisa): permette una salita diretta all’ Antecima N, cui si punta direttamente, dopo aver risalito il breve canale svasato dell'itinerario precedente. È un pendio assai erto, specie nell'ultimo tratto dove di solito affiora qualche roccia.
 
138b) Versante Sud-ovest.
Ampio versante triangolare, il più alto e indubbiamente il più maestoso della montagna è movimentato da costole e canali e tra questi si nota al centro il profondo e lungo solco del Canale dei Carrubi, che si attesta tra la cima e l'Antecima N rappresentando la più classica via d'ascensione. La sua sponda sinistra (destra orogr.) è in forma da un ardito spigolo e ancora più a sinistra sporge una parete triangolare, incisa da due canali-camini paralleli. Proseguendo invece verso destra (il miglior punto di vista è sopra il Passo dell'Alpino, v. 137a), dopo un tratto informe inciso da una diramazione dei Carrubi, si nota un altro solco sfociante alla cresta S, o Canale degli Ortali.
L'accesso a tutte le arrampicate del versante è dal sent. tra la Foce di Mosceta e la Foce di Valli (v. 142d).
 
138ba) Canale-camino di sinistra.
Breve ma interessante arrampicata su buona roccia. G. Fiorentini, L. Funk e F. Furrer, 1940 .
 
Si risale il solco ghiaioso che precede immediatamente il Canale dei Carrubi, fino alla base delle rocce, dove un valloncello obliqua verso sinistra. Dall'estremità superiore del valloncello si salgono i primi 50 m a forma di camino (III), cui fa seguito un diedro strapiombante di c. 10 m (IV +), indi si sale verticalmente la parete destra del canalino per c. 40 m (IV). obliquando a sinistra per erbe e facili rocce, si raggiunge il tratto terminale della Variante 138aa.
 
138bb) Canale-camino di destra.
L. Funk e F. Furrer, 1940
 
Inizia all'estremità inferiore destra del valloncello di cui all'itinerario precedente. Si salgono 20 m alla sinistra del liscio salto basale, si traversa a destra e si entra nel canalino, non difficile; oltrepassata una piccola grotta, 100 m sopra l'attacco si è a una biforcazione. Per il ramo destro, di rocce rotte, si va alla base di una parete di c. 70 m (da qui si può uscire facilmente a sinistra per cengia, verso la sommità del canale-camino di sinistra, e per questa variante la via ha interesse invernale: A. Bresciani e P. Ferretti, 1976). Si procede un po' a destra per 15 m, si piega a sinistra e si sale direttamente c. 40 m per placche, si aggira sulla destra un tetto, si salgono ancora 15 m fino a un terrazzino sovrastato da uno strapiombo e si traversa a destra su placca. In questo secondo tratto la via coincide in parte con la seguente. Per una facile cresta si perviene all'Antecima N. Difficoltà presumibili di IV.
 
1386c) Costola centrale.
Corrisponde al fianco destro orogr. del Canale dei Carrubi. S. Bonelli, F. Códega, A. Carozzi e M. Carnevali, 1962
 
Si attacca 20 m a sinistra dello spigolo, dritti per 25 m superando un piccolo diedro (V). Si supera sulla sinistra un camino di 15 m (IV) e, traversati 10 m a destra (IV), si percorre un altro camino di 20 m (IV), uscendone a sinistra per giungere a una crestina rotta. Si vince una parete di 15 m leggermente strapiombante (V) e, proseguendo per 50 m su rocce facili, si supera poi una placca (IV), pervenendo alla base di un alto salto. Di qui, per 60 m, secondo i primi salitori l'itinerario coincide con il precedente, ma la descrizione fattane è diversa: rocce non difficili (III), camino di 20 m (IV), qualche metro a sinistra e poi aerea traversata destra di 25 m (V). Quindi si vince una placca di 10 m (IV), si evita un tetto a sinistra e si prosegue per fessura (IV+), si supera un salto strapiombante di 5 m (V), poi un diedro (V), giungendo così alla facile cresta finale.
Altra via, che probabilmente coincide almeno in parte, è di U. Ghiandi, G. Canciani, G. Campi e L. Benincasi, nel 1968. Difficoltà V+.
 
138bd) Canale dei Carrubi.
Solca la montagna per quasi 900 m d'altezza, scendendo sino ai prati e agli ultimi faggi; alpinisticamente interessanti sono i suoi due terzi su­periori; profondamente incassato, conserva a lungo il fondo nevoso, che al mattino è facile trovare in ottime condizioni, e in tal caso la sua risalita è rimunerativa e di impegno. La 1° asc. inv, è di S. e L. Borghese con E. Vangelisti, il 26 marzo 1896 .
 
Dal sentiero si segue il bordo fino a un comodo ingresso, poi si sale nel fondo invaso dai detriti, con qualche facile passaggio di roccia (II). [Evitare una diramazione a destra, per la quale passa una variante, che poi va su per parete rocciosa sulla destra, a una cresta che porta facilmente in vetta (P. Conti, 1922; Boll. Sez. Ligure 1922).
Il canale in alto si fa più ripido e si allarga a imbuto, impennandosi in una concava parete terminale. Pur potendo proseguire direttamente per rocce poco solide, conviene obliquare a destra, costeggiando per terrazze inclinate la base di una cortina rocciosa (attenzione se vi è neve dura !), riuscendo sulla cresta S a pochi metri dalla vetta.
 
1386e) Costola di destra.
È tra il Canale dei Carrubi e quello degli Ortali, rappresentando di quest'ultimo la sponda destra orogr. E. Genovesi, 1985
 
Dislivello totale oltre 500 m, come il Canale dei Carrubi; passaggi di III.
 
138bf) Canale degli Ortali.
Come il Canale dei Carrubi non presenta particolari difficoltà, tranne che in inverno. G. V. Amoretti e D. Di Vestea, il 10 marzo 1930
 
Verso il termine del canale si devia a destra per cenge, riuscendo sulla cresta S.
 
138c) Cresta Sud.
Dalla FOCE DI VALLI 1266 m (v. 150) si risale per quasi 400 m di dislivello il lato sinistro del versante meridionale, di erbe e sfasciumi, ove è in vista la croce in ricordo del Nonno (v. 142e). Poi inizia la cresta rocciosa, non difficile ma un po' malsicura, con un breve tratto piuttosto erto.
 
13sd) Versante Sud-sud-est.
L'uniforme versante meridionale, di erbe e sfasciumi, percorso in basso diagonalmente dalle tracce di sent. tra la Foce di Valli e il Passo degli Uomini della Neve (v. 142e), termina in alto con una breve fascia rocciosa triangolare orientata a SSE. Può avere interesse la salita invernale di un solco al suo centro (P. blelucci e G. Milanesi, il 30 gennaio 1966).
 
138e) Cresta Est della Cima principale.
Al disopra del Passo degli Uomini della Neve (v. 142e), comporta un dislivello di 200 m scarsi e rappresenta un bell'itinerario di cresta facile, consigliabile in inverno. Nel tratto intermedio diviene piuttosto erta ed esposta, rotta da spuntoni (II). Per il resto non ci sono difficoltà.
 
138f) Vallone dell'Inferno (via normale dal Rif. Rossi).
Alto circo compreso tra le due creste E della Cima principale e della Spalla settentrionale; pur mandando le sue acque al versante S su Fornovolasco (dove si basa con un'erta parete), ha caratteristiche ambientali, specie in inverno, simili a quelle del vicino altopiano sul versante N, da cui lo separa la Focena del Puntone; da questa corre nella sua parte bassa il sent. per il Passo degli Uomini della Neve (v. 142e). Verso la Cima principale si dirigono bellissimi percorsi invernali, via sia più erti e con dislivello totale sui 200 m, sia sulla sinistra (S. Micheli e S. Vitelli, il 21 febbraio 1950), sia sulla destra (M. Dianda e B. Pezzi, 11 febbraio 1970 ).
In direzione della Spalla settentrionale, cioè verso destra, il pendio è molto meno ripido e vi si svolge la via normale dal Rif. Rossi (v. XIX; segn. 128).
 
Dalla FOCETTA DEL PUNTONE 1611 m (v. 142) si entra nel Vallone dell'Inferno e si sale per il suo lato destro (sinistro orogr.) per tracce di sent., avvicinandosi all'itinerario seguente e andando poi a raggiungere la cresta sommitale in prossimità della Spalla settentrionale. Anche in inverno il percorso è facile, un po' ripido soltanto nella parte alta. Poi per l'it. 138a. 1 ora.
 
138g) Cresta Est della Spalla settentrionale.
È un ben definito dorso, che costituisce la sponda sinistra orogr. del Vallone dell'Inferno e dall'altro lato fa testata alla Borra di Canala.
 
Dalla FOCETTA DEL PUNTONE 1611 m (v. 142) si inizia per pendio ripido e poi si incontra un tratto orizzontale sparso di grossi massi (detto il Colle della Lettera), donde in breve alla Spalla settentrionale. Poi per I'it. 138a. 1 ora.
 
138 h) Versante Nord-nord-est della Spalla settentrionale.
Erto versante di rocce rotte miste a erba, alto dai 250 ai 300 m, dominante la testata della Borra di Canala. Ha interesse alpinistico prevalentemente in veste invernale, contando numerose vie e varianti di notevole impegno.
La salita più classica e meno ardua è quella aperta da G. V. Amoretti e D. Di Vestea, il 29 marzo 1931.
 
Dalla FOCETTA DEL PUNTONE 1611 m (v. 142) si inizia a costeggiare le rocce basali verso la Piàniza (v. 1401) e, oltrepassata una visibile voragine a pozzo, si attacca al di là di uno sperone. La via è circa al centro del versante e si dirige verso il lato destro del Colle della Lettera (v. 138g) seguendo una specie di canale; pur offrendo buoni punti di sosta, è sempre assai ripida, specie in un canalino della parte superiore e termina con un ampio imbuto.
F. Cantini e R. Da Porto, il 12 marzo 1968 uscirono a sinistra dopo una quarantina di metri e salirono con direzione parallela, incontrando in alto una fascia rocciosa. Ancora più a sinistra salirono M. Pesi e F. Pollastrini, il 7 marzo 1971, superando due salti ghiacciati; arrivarono a una piccola insellatura e incontrarono poi la fascia rocciosa dell'itinerario. precedente giungendo all'estremità sinistra del Colle della Lettera.
D. Ciuffi, O. Nepi, P. Pesi, F. Pollastrini, R. Da Porto e G. Burichetti, il 13 marzo 1966 seguirono la via Amoretti-Di Vestea per c. 80 m, poi infilarono sulla destra uno stretto canalino interrotto da rocce, alto 80 m, sfociante a un nevaio inclinato. Si portarono poi diagonalmente verso destra per 60 m e con traversata aerea e delicata entrarono in un grande canale, facente capo proprio al culmine della Spalla settentrionale della Pania. Risalirono il canale molto ripido per 150 m, passando per uno stretto canalino a destra di un pinnacolo che lo divide.
Sul lato destro del versante, D. Ciuffi, D. Dianda, M. Pesi, F. Pollastrini, R. Da Porto, P. Bartolini e O. Velli, il 6 marzo 1966 ), vinsero un ertissimo canale che inizia 100 m a destra della via Amoretti-Di Vestea, superarono due salti, il primo dei quali strozzato a camino, e un salto roccioso, giungendo poco a destra della Spalla settentrionale della Pania, su una crestina nevosa a cavallo tra questo canale e quello dell'itinerario. precedente.
139. QUOTA 1750 c.
Rilievo intermedio tra il Callare della Pania (v. 138a) e il Pizzo delle Saette.
 
139a) Cresta sommitale.
Vedi 140a.
 
1396) Versante Ovest.
Rappresenta il tratto centrale dell'ampio versante che corre dalla Pania della Croce (v. 138a) al Pizzo delle Saette (v. 1406).
Vi si nota un costolone O alto c. 400 m, in parte roccioso, su cui si incontrano passaggi di II e III; circa a metà esso è incrociato dalle Cenge dei Partigiani (v. 1406). Le due facce, SO e NO, che ne formano i fianchi, offrono vie invernali di buon interesse, per il cui accesso v. 1406.
La faccia SO, in piena vista dal Rif. Del Freo (salita sulla destra da G. Crescimbeni, R. Da Porto, R. Galassini, M. Pioni e F. Pollastrini, il 14 gennaio 1968), ha al centro un largo canale, che in alto aumenta di pendenza e si restringe in canaletti intervallati da rocce (M. Pioni, F. Cantini e M. Luisa Melen, il 27 febbraio 1977).
La via da NO (A. Nerli e V. Sarperi, il 4 marzo 1957) inizia per il Canale Centrale (v. 140ba) dal quale si devia a destra prima di giungerne al tratto più erto con lastroni: si va su per ampi invasi di notevole pendenza, interrotti da un ertissimo canalino.
 
139c) Versante Est.
Più breve ma assai più erto del precedente, precipita sulla Piàniza (v. 140f). Proprio al centro, lungo una salienza, corre una notevole via invernale alta c. 200 m, di M. Pesi e F. Pollastrini, il 14 marzo 1971: attacco poco sulla destra di un marcato sperone basale e poi sul filo, con difficoltà forti e continue, che si attenuano nella parte finale.