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- 140.
PIZZO DELLE SAETTE 1720 m.
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- Sorge
all'estremità del contrafforte settentrionale della Pania
della Croce e appare da questo lato come uno svelto
cocuzzolo.
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- Verso
occidente e settentrione ha fianchi molto alti e rocciosi e
visto in particolare da N, dal fondovalle della Turrite
Secca, sottraendosi al confronto con la più alta ma
defilata mole della Pania, si presenta come poderosa
struttura, articolata da grossi speroni e culminante
arditamente. Era chiamato un tempo Pania Ricca (v. Carta
Bertini e Triglia del 1878).
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- 140a)
Cresta sommitale o Sud-Sud-Est.
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- Si
inizia dal Callare, sulla via normale da O alla Pania
della Croce (v. 138a). Si scavalca la q. 1750
discendendone per un ripido dorso e, per cresta rocciosa
facile e divertente, si toccano due piccoli intagli e si
scala il picco terminale; oppure dal primo e più basso
intaglio si devia a sinistra per tracce di sent. segnate in
blu. , 1 ora dal Callare; ore 2.30 dal Rif. Del Freo.
- Bellissima
è la traversata invernale, che può
presentare qualche difficoltà sulle rocce terminali, se
innevate; fare attenzione nella discesa della q. 1750 e a
eventuali cornici sporgenti sul precipite versante E.
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- 1406)
Versante occidentale.
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- Il
grande versante occidentale delle Panie (sul cui lato destro
è la via normale alla cima maggiore, v. 138x), procedendo
verso N si fa progressivamente più erto e accidentato.
Circa al suo centro è il costolone O della q. 1750 e
al di là un gran canalone (il Canale Centrale), che ai
attesta alle insellature tra la q. 1750 e il Pizzo. Verso la
vetta di questo si dirige una cresta discontinua, orientata
a OSO, detta del Serpente, presso la cui base ai appoggia un
piccolo avancorpo roccioso; i Torrioni del Pizzo (v. 141).
La cresta del Serpente e il crestone NNO (v. 140c),
delimitano una grossa faccia triangolare culminante col
Pizzo, imponente, alta oltre 600 m, costituita di salti
rocciosi intercalati da pendii inclinatissimi di erbe e
sfasciumi. Nella metà superiore questo triangolo è inciso
al centro da un ertissimo canale a Z detto canale del
Serpente. Sulla sinistra un costolone, orientato a ONO,sii
riattacca alla cresta NNO all'altezza della Croce di
Petronio.
- Il
versante è detto le Mura del Turco, termine di incerta
origine. L'interesse alpinistico è prevalentemente
invernale, i percorsi sono tutt'altro che obbligati e
l'impegno è vario ma per lo più notevole.
- La
1° sal. nota da questo lato è di L. Bozano con E.
Vangelisti, il 15 maggio 1898 .
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- Al
piede
del versante corre il sent. tra il Rif. Del Freo e il Rif.
Rossi (v. 1371 e 142c).
- Più
in alto traversa in leggera salita un itinerario di accesso
che porta a metà altezza: si lascia il sent. della Pania
(v. 138x) alla prima svolta e si prosegue in direzione NE
toccando gli ultimi ciuffi di faggi, si scavalca la base del
costolone O della q. 1750, si traversa il Canale Centrale e
si giunge alla cresta del Serpente, al di là della quale
inizia il canale del Serpente stesso (oltre 1 ora dalla Foce
di Mosceta).
- Ancora
più in alto una serie di terrazze inclinate salgono
gradatamente verso il sommo della spalla sulla cresta NNO:
sono dette le Cenge dei Partigiani, perché in tempo di
guerra servirono di raccordo o ritirata nella guerriglia
contro i tedeschi.
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- I4oba)
Canale Centrate.
- È
la via più facile e rapida. Si giunge quasi a metà altezza
per l'itinerario di accesso descritto sopra, ma in inverno
è anche da risalire con bella ramponata la parte bassa (v.
1406c). Andando verso l'alto è caratterizzato da fasce di
lastroni (prima di questi, devia a destra la via invernale
da NO alla q. 1750, v. 1396). Si raggiunge la cresta
sommatale al colletto tra la q. 1750 e il Pizzo; nel tratto
finale si può
deviare a sinistra in direzione della vetta (lato SO),
incontrando maggiori difficoltà.
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- 14066)
Cresta del Serpente o Ovest-sud-ovest.
- 1°
salita probabile: V. Corsi e G. De Carlo, 1950.
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- Dal
Canale Centrale raggiunto per l'accesso intermedio (v.
1406), si va a una selletta ben visibile. Spostandosi a
sinistra si prende un canaletto e si torna in cresta, che si
segue fino a un pilastro. Lo si evita a sinistra per camino
verticale, si torna in cresta, si continua per canale
erboso, ci si sposta a destra con passaggio esposto.
Superato un piccolo strapiombo, per terreno facile si va a
risalire un triangolo roccioso friabile e si giunge a un
ripiano sulle Cenge dei Partigiani, al bordo del Canale del
Serpente (v. sotto). Nell'ultimo tratto è da superare una
lama di roccia malsicura. Difficoltà di II e III.
- I40bc)
Canale del Serpente.
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- Una
serie di solchi intercalati da salti incidono tutto il
versante dalla base alla vetta: nella metà superiore il
solco è più individuabile e corre come una Z a quattro
tratti.
- L'itinerario
invernale più raccomandabile (A. Nerli e M. Pioni, il 5
marzo 1977), inizia proprio dalla mulatt. tra la Foce di
Mosceta e Colle di Favilla (v. 142c): dopo 15 min. si trova
un grosso solco, spesso intasato da neve di valanga, sbocco
del Canale Centrale (v. 1406a). A una biforcazione si prende
il ramo sinistro, diretto a un più stretto solco, tra la
base della Cresta del Serpente e i Torrioni del Pizzo,
lasciando sulla sinistra la croce di un caduto; nel ripido
solco si incontrano un paio di passaggi di III e si va a
sbucare più in alto dei Torrioni, donde traversando a
sinistra si va a imboccare il canale a Z. Il primo tratto
termina con un muro (IV). Il secondo tratto, obliquo destro,
incrocia le Cenge dei Partigiani, presso la cresta del
Serpente . Il terzo e il quarto tratto, rispettivamente
obliqui a sinistra e destra sono più brevi dei precedenti,
ma molto erti.
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- 1406d)
Sperone Ovest-Nord-Ovest.
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- Si
ha vaga notizia di una salita da questo lato di Petronio e
Brambilla verso il 1948,
della quale peraltro non si è a conoscenza di
particolari. La 1° asc. nota è quella di S. Gargioni, E.
Boggia , nel 1957,
che sotto viene descritta e che rappresenta forse
l'arrampicata più interessante al Pizzo delle Saette. Essa
si svolge lungo lo sperone che visto dalla Foce di Mosceta
si staglia contro il cielo, nettamente a sinistra della
vetta del Pizzo, e che si raccorda alla cresta NNO (v. 140c)
in prossimità della croce di Petronio. Difficoltà IV
con un passaggio di V,
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- Dal
RIFUGIO DEL FREO
1180 m (v. XX) si segue L’it. 142c (segn. 9 e 127) per
circa 30 min., indi ci si innalza per ripidi pendii, in
direzione di un evidente torrione cilindrico che segna il
punto di attacco. Superato un canale-camino a sinistra del
torrione, si giunge al colletto a monte dello stesso e si
prosegue con bella arrampicata per placche e camini sino a
una spalla erbosa (da questo punto è possibile abbandonare
la scalata, traversando a destra per cenge). Lo sperone si
impenna notevolmente e lo si supera ancora per placche e
spigoletti (IV), fino a uno spuntone oltre il quale diviene
strapiombante. Dallo spuntone si intuisce e si effettua una
bellissima ed esposta traversata a sinistra di c. 35 m (III
e III+), giungendo a terrazzini erbosi, dai quali si
prosegue obliquando un poco a destra per ripide rocce
erbose, sino a un'ampia e caratteristica nicchia. Una
piccola cengia a sinistra e un successivo passaggio in
leggero strapiombo (IV+) conducono a placche lisce e
difficili, per le quali si giunge al disopra della nicchia,
dove una fessura-camino permette di uscire, con arrampicata
delicata (IV+, V), su cenge erbose e quindi sulla cresta
NNO.
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- 140c)Cresta
Nord-nord-ovest.
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- E’
il più marcato dei contrafforti del monte, alto c. 600 m, e
rappresenta una via di arrampicata classica e interessante,
con difficoltà media di III e passaggi di IV. Percorsi
incompleti furono: in discesa quello di B. Figari, A.
Frisoni e U. di Vallepiana, il 25
maggio 1913
, in salita quello di A. Frisoni, G. e M. Gambaro, il 23
maggio 1920.
Il 1° percorso completo è di A. Daglio, E. Piantanida
e A. Sabbadini, il 7
giugno 1925
.
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- Attacco
poco sopra al sent. (segn. 127) che ne aggira la base: dalla
Foce di Mosceta (v. 142c), 40 min., non appena il sent. gira
per affacciarsi sul versante N; dalla Strada delle Rocchette
(v. 137g), ore 0.45. Vinto un bel passaggio iniziale, si
prosegue sempre sul filo di cresta o molto vicino, per lo
più sulla sinistra, superando tratti non facili e in
particolare una paretina. A oltre metà altezza, disdegnando
un'invitante traversata a destra, si percorre un tratto
aereo, vincendo tra l'altro dalla sinistra una lama
affilata, e si giunge così alla croce in ricordo
dell'avvocato Sergio Petronio, caduto in ascensione
solitaria il giorno di Natale del 1951. Si segue un'ampia
spalla erbosa fino ai piedi del picco terminale (da questo
punto inizia una serie di cenge che traversano in
orizzontale o discesa obliqua tutto il versante occidentale,
v. 140b). Si supera una paretina delicata con uno zig zag
destrasinistra, dopodiché con difficoltà minori si
giunge rapidamente in vetta.
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- 140d)
Versante Nord.
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- Imponente
faccia triangolare, visibile dalla valle della Turrite Secca
e prevalentemente rocciosa nella metà inferiore incisa da
canali, interrotta in alto, sotto il cocuzzolo della vetta,
da una larga fascia inclinata di erbe e sfasciumi, tesa tra
le spalle delle creste NNO e NE e perciò via di
collegamento tra la Piàniza (v. 140f) e le Cenge dei
Partigiani (v. 140b). Alla base del versante corre il segn.
127 (v. 140c).
- Nella
parte orientale risulta percorso da S. e V. Ceragioli verso
il 1935, con un itinerario per rocce miste a cespugli che fa
capo alla spalla della cresta NE. All'incirca il medesimo
itinerario probabilmente seguirono, in condizioni invernali,
O. Bastrenta e F. Chiarella, il 28 febbraio 1961 che
proseguirono fino alla vetta percorrendo la metà superiore
della cresta NE.
- La
1a sal. completa e diretta è di E. Montagna e N. Càmpora
nel 1958 , i quali tennero la direttiva, alla destra del
centro del versante, di un lungo canale detto del Vetriceto
o anche Canale Sergio Petronio, che vi precipitò (v. 140c).
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- Ci
si porta all'inizio del canale rimontando un cono di
deiezione. Risalite le prime rocce, la salita si svolge per
un centinaio di metri sulla destra del canale, incontrando
ripidissimi pendii erbosi fino a una selletta rocciosa. Di
qui si vince una parete (III e IV) e, al di là di una
costola, un canalino che porta in cima a un pulpito; poi si
segue tutta un'esile crestina (rocce smosse, III+ ), fin
alla gran fascia inclinata superiore. Si attacca la parete
terminale al centro, arrampicando dapprima direttamente
(IV), poi in leggera obliqua destra e poi sinistra (III). II
dislivello è di oltre 500 m.
- Questa
via diviene di notevole classe in inverno: C. Zappelli e L.
Tessandri, il 9 marzo 1960, i quali seguirono più o meno
l'itinerario prima descritto, uscendo però dalla gran
cengia alla cresta NNO.
- Altra
via invernale, di grande difficoltà, è di L. Benincasi, V.
Campioni, G. Canciani e P. Ponticelli il 6-7 febbraio 1971.
Essa si svolge dapprima a sinistra della Via Montagna e un
poco a destra del profondo canalone che solca il centro del
versante (alla base, punto caratteristico è un roccione
isolato). Verso metà altezza la via tende a destra
portandosi all'esile crestina della Via Montagna. Vince
infine i pendii ghiacciati e poi (incontrata una caverna) le
rocce della parete sommatale, portandosi a destra verso il
tratto finale della cresta NNO.
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- 140e)
Cresta Nord-Est.
- 1a
sal. A.
Daglio, A. Sabbadini ed E. Stagno, 1926 .
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- Inizia
all'altezza della PORTA DELLA BORRA DI CANALA (v. 142c dalla
Foce di Mosceta, 137g dalla Strada delle Rocchette).
Piegando a destra per ripide placche e pendii erbosi si
raggiunge il filo di cresta, dove si incontrano rocce facili
e divertenti. Per una lunga spalla (all'estremità della
Piàniza, v. 1401) si perviene alla base del picco
terminale, che si scala per il filo o poco sulla sinistra,
incontrando passaggi di III.
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- 140f)
Versante Est
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- La
cresta sommitale tra il Callare della Pania e il Pizzo
precipita a oriente, con una cortina rocciosa alta al
massimo un 200 m, sulla Pianiza, larga terrazza a doline
parallela alla Borra di Canala e congiungente la Focetta del
Puntone (v. 142) alla spalla della cresta NE. Continuando
per la gran fascia erbosa del versante N (v. 140d)
e per le Cenge dei Partigiani sulle Mura del Turco (v. 140b),
si può compiere un interessante giro del pizzo ad alta
quota.
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- Inoltrandosi
dalla FOCETTA DEL PUNTONE sulla Pianiza
(ambiente suggestivo in inverno) e oltrepassate le rocce
della q. 1750 (v. 139c) si va fin sotto le rocce del Pizzo.
Si sale allora un erto pendio leggermente concavo che sbuca
sulla cresta sommitale (v. 140a)
tra la più bassa insellatura (sotto la quale è una
breve parete) e la vetta. Ore 1.15.
- Interessante
specie in inverno, non difficile, l'abbinamento di questo
itinerario con la cresta sommitale.
- Si
possono anche, dalla Piàniza, vincere le rocce della
cuspide sommatale (orientata a SE) per un divertente camino.
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- 141.
TORRIONI
DEL PIZZO DELLE SAETTE.
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- Nella
parte inferiore del versante occidentale del Pizzo delle
Saette (v. 140b), bene in vista dal Rif. Del Freo, sporge un
piccolo avancorpo roccioso, come un fascio di colonne,
orientato a O, su cui sono state tracciate alcune brevi ma
interessanti vie di arrampicata. La quota maggiore è
denominata Punta
Lenzi, la più bassa, sulla sinistra, Campanile
Francesca. All'estremità destra della base è posta la
piccola croce di un caduto.
- Accesso
dalla mulattiera che dalla Foce di Mosceta scende verso
Colle di Favilla (v. 142c e 140bc).
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- II
primo itinerario fu tracciato da A. Lenzi, P. Melucci e G.
Tóderi nel 1953, alla quota più alta della Punta Lenzi,
sulla sinistra. Si risale una fessura-camino centrale ben
visibile e a una biforcazione si prende il ramo destro.
Aggirato sulla sinistra uno strapiombo, si prosegue in
camino, si evita sulla destra un altro strapiombo e per
canaletto si riesce al sommo. Dislivello sui 100 m, IV.
- In
seguito sono state tracciate numerose altre vie e varianti.
- Campanile
Francesca: 1956, G. Dolfi, C. Maestri e P. Melucci, per
diedro O, V+; G. Dolfi e A. Gaspari, per spigolo NO, III .
Punta Lenzi: 1981, O. Bastrenta ed E. Guarnieri; 1963, M.
Rulli, P. Gaspari e P. Zaccaria; 1969, S. Bonelli e A.
Marchetti; 1974, C. Malcapi e A. Checcucci: III.
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